Montelupo. Continuano gli scavi. Una mostra con pezzi inediti

Ceramiche dal '300
Tutto è cominciato per caso, durante i lavori di pavimentazione di una strada a Montelupo, con la scoperta di un antico pozzo idrico da tempo abbandonato perché non più funzionante. Ad intasarlo, scoprirono gli operai, erano stati centinaia di frammenti di ceramiche preziose, intere produzioni schiantate durante la cottura e gettate in discarica. Per gli artigiani di quei tempi solo scarti di fornace, per gli studiosi di oggi un'occasione unica per ammirare alcune delle più belle maioliche medievali e rinascimentali e approfondire le ricerche su uno dei centri più fecondi della produzione ceramica italiana.
Ventidue anni di scavi - la scoperta del pozzo risale al 1975, ma i lavori ebbero inizio solo due anni più tardi - hanno restituito migliaia di pezzi: soltanto nell'ultimo scavo i frammenti recuperati hanno riempito più di 360 casse.

In mostra al museo
Con i pezzi più belli è stata allestita una mostra al museo archeologico e della ceramica di Montelupo, visitabile fino al 30 giugno. Organizzata dal museo stesso, la mostra presenta 232 esemplari inediti e circa 80 frammenti provenienti dagli scavi degli ultimi cinque anni. Suddivise secondo un percorso cronologico e tipologico ben preciso, le ceramiche ripercorrono la storia delle famiglie più nobili, dei mercanti, dei papi, dei conventi e dei matrimoni importanti di una delle più prospere città dell'Occidente, dalla sua espansione al suo declino.
'Per lunghi anni Montelupo è stata identificata con la sua tarda produzione, quella del '600 - spiega Fausto Berti, direttore degli scavi archeologici e del museo -. Questi ultimi ritrovamenti, molti dei quali contrassegnati da marche di bottega, dimostrano invece che quella seicentesca fu soltanto la fase di decadenza di un'attività che forse più di ogni altra ha partecipato allo sviluppo del linguaggio figurativo italiano sulla maiolica'.

Pezzi da esposizione
Alle prime lavorazioni a smalto, con decorazioni in bicromia verde-bruno (ramina e manganese), si affianca nella seconda metà del '300 la produzione detta 'zaffera a rilievo' (ovvero maioliche con un decoro, per l'appunto in rilievo, color blu cobalto). I contatti e le influenze delle culture orientali e spagnole danno origine alle ceramiche in stile 'damaschino' (da Damasco, il principale emporio dell'Oriente mediterraneo). Uno stile che è possibile ammirare soprattutto nelle maioliche in 'azzurro prevalente' (1400-1450), tra cui uno splendido scodellone con fiore al centro. Ci sono poi raffigurazioni ricorrenti, come la caccia col falcone e le simbologie dell'amore gentile, come il boccale con su dipinto l'incontro amoroso tra due giovani in un paesaggio silvestre.

Questione di stile
I ceramisti di Montelupo erano specializzati anche nell'imitazione delle porcellane cinesi, bianche con decori blu. Era praticamente impossibile distinguere le loro maioliche (termine derivante da Maiorca, in onore delle pregiate produzioni catalane) dalle porcellane, fatte da argille talmente ricche di alluminio da reggere senza rompersi - a differenza della ceramica - anche cotture a temperature superiori ai mille gradi.
La fama degli artigiani di Montelupo è grande ancora oggi, tanto è vero che non esiste al mondo un museo di ceramica decorativa che non abbia in esposizione un pezzo proveniente dalla cittadina toscana.

Prezzi ed orari
La mostra 'Maioliche del '300 e del '400' (presso il museo della ceramica, via B. Sinibaldi 45, Montelupo) è aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 19.30. Costo del biglietto lire 5 mila, compresa la visita al museo.

Per informazioni
Museo archeologico e della ceramica, tel. 0571/51352 oppure Fondazione museo Montelupo, tel. 0571/51060.

Montelupo in libreria
La storia della ceramica in quattro volumi
La storia delle ceramiche di Montelupo è diventata anche un'opera letteraria, scritta proprio da colui che da anni dirige e coordina le ricerche, verificandone i progressi. Fausto Berti, direttore del museo, ha raccolto i risultati dei suoi studi in quattro grandi volumi, programmati ad uscite scadenzate. Da un paio di mesi è in libreria il primo volume dell'opera, pubblicata da Aedo e distribuita da Silvana editoriale, dal titolo 'Le ceramiche da mensa dalle origini alla fine del XV secolo' (360 pp., 263 foto a colori, 138 in bianco e nero). Entro il '99 usciranno gli altri tre volumi: 'Dal Rinascimento al '700. La ceramica da mensa' (uscita giugno '98), 'Ceramiche da farmacia, pavimenti maiolicati, plastiche, manufatti minori e terrecotte' (novembre '98) e infine 'Una storia di uomini: le famiglie dei vasai' (marzo '99).