La cannabis contro il dolore cronico

Scritto da Andrea Marchetti |    Marzo 2015    |    Pag.

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

La cannabis per uso terapeutico si coltiverà all’Istituto farmaceutico militare di Firenze. Lo prevede una nuova legge regionale che dovrebbe diventare operativa entro fine marzo: da aprile, la cannabis potrà essere prescritta dal medico di famiglia, a patto che per il paziente sia stato predisposto uno specifico piano terapeutico in collaborazione con medici specialisti. Attualmente i medicinali a base di cannabis vengono importati dall’Olanda. Nel 2012 la Toscana ha fatto da apripista per l’introduzione della cannabis terapeutica e, dal 2014, anche in Italia l’accesso ai farmaci cannabinoidi è diventato più semplice. Numerosi studi evidenziano i benefici della cannabis per alleviare il dolore cronico.

Ma quand’è che il dolore si può definire cronico? La risposta ce la fornisce l’Unità operativa di terapia del dolore dell’Azienda ospedaliera pisana, diretta dal dottor Paolo Poli; è attiva da oltre 20 anni nella cura del dolore cronico, grazie a un’équipe multidisciplinare composta, oltre che dal primario, da due reumatologhe, da due anestesisti, da un fisiatra, un neurochirurgo, un counselor, uno psicologo specializzato, nonché da personale infermieristico e operatori socio-sanitari specializzati.

Il dolore deve essere presente da più di sei mesi e non deve essere in remissione con l’assunzione di un’adeguata terapia a base di farmaci. Inoltre, deve essere continuo e non tollerabile, tale da causare problemi nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

«Dal maggio 2013 a oggi - dice Mery Paroli, psicologa del centro pisano - cioè da quando in Toscana è possibile fare uso di cannabis terapeutica, la abbiamo somministrata a circa 400 persone, con diverse diagnosi del dolore: non solo pazienti oncologici, ma anche persone affette da cefalea tensiva, fibromialgia, mal di schiena, patologie neurologiche, dolore da endometriosi, dolore neuropatico e tutti quei dolori dei muscoli derivanti da contrattura, quelli cioè sensibili al dolore provocato dalla digitopressione. Abbiamo iniziato dai pazienti “non responsivi”, cioè dai pazienti trattati con altri farmaci, ma senza risultati apprezzabili».

« L’uso terapeutico- prosegue Paroli - è diverso dall’uso di tipo ludico. Innanzitutto c’è una prescrizione medica e viene tenuto un apposito registro, la fornitura in farmacia è prevista solo mese per mese, così da evitare abusi. La somministrazione avviene in modo da mantenere una concentrazione costante del principio attivo, senza creare nel paziente, cioè, il picco ematico responsabile dello “sballo ludico” di chi assume cannabis fumando.

Le infiorescenze secche (Cannabis flos), infatti, sono macinate e ridotte a pasticche, sciolte in 100-150 ml di acqua e assunte, dunque, come si beve un decotto o una tisana. Si tratta, insomma – spiega la dottoressa -, di un farmaco sicuro, con effetti collaterali ridotti al minimo».

Info: 3421717683, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17