Nel 1909 nasceva a Fucecchio il grande giornalista toscano. Le celebrazioni per il centenario

Scritto da Francesca Magnelli |    Maggio 2009    |    Pag.

«Avevo svolto una ricerca sui suoi antenati. All'epoca, erano i primi anni Ottanta, mi interessavo di storia medievale. Gliela portai, svelandogli le origini della sua famiglia, che lui non conosceva: i Montanelli sono nati praticamente insieme al castello di Fucecchio, nell'XI secolo. Ma Indro non lo sapeva».

Nasceva così, quasi trent'anni fa, l'amicizia tra Indro Montanelli e il professor Alberto Malvolti, dal 1998 presidente della Fondazione Montanelli-Bassi e custode delle "stanze" di Indro a Palazzo della Volta, sede della Fondazione, un antico palazzo di mattoni rossi di fronte alla casa dove Montanelli era nato.

Le stanze non sono altro che gli studi di Milano e Roma, con gli oggetti usati quotidianamente dal grande giornalista toscano e trasferiti a Fucecchio dopo la sua morte, avvenuta nel 2001: le scrivanie a cui amava sedersi - costruite dal suo concittadino Emilio Bassi, quasi un secolo fa - la sua poltrona preferita, l'inseparabile e leggendaria macchina da scrivere Olivetti "Lettera 22", l'agenda con gli ultimi appuntamenti.

«Nonostante la differenza di età siamo diventati amici. Ci siamo sentiti l'ultima volta per telefono una ventina di giorni prima del suo ricovero all'ospedale "Madonnina" di Milano, da cui non è più tornato - continua Malvolti -. Era un uomo cordiale e alla mano; schietto, sicuramente, ma lontano dagli stereotipi che lo dipingevano come il classico toscanaccio ruvido e brontolone. Amava molto parlare con i giovani, e spesso quando veniva a Fucecchio si intratteneva in piazza per rispondere alle loro domande, alle loro curiosità».

 

Cent'anni in mostra

Fu lui stesso, nel 1987, a dar vita alla Fondazione Montanelli-Bassi, legando il suo nome a quello di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio per quasi vent'anni, il "nonno" da cui Indro, bambino, andava spesso a giocare alle Vedute, la villa di campagna. Oggi è la Fondazione a celebrarlo con una grande mostra a Palazzo della Volta e al Museo Civico che fino al 13 settembre racconterà la sua biografia, ma anche la storia del Novecento, un secolo che Montanelli ha attraversato per intero.

La narrazione è articolata in brevi capitoli con didascalie tratte dalle opere di Montanelli: così è lui stesso a guidare lo spettatore nella visita e a raccontare gli eventi più importanti della propria vita attraverso foto, video, libri, giornali.
«Le immagini sono affidate ad un centinaio di fotografie e alla proiezione di alcuni dei tanti documentari tratti dalle teche Rai, che conservano oltre 4.000 filmati dedicati a Montanelli», dice Malvolti.

 

Dai "pizzini" alle stanze

Un'altra sezione della mostra riguarda i manoscritti, con alcune lettere a familiari, amici, colleghi. In particolare i famosi "pizzini" scritti da Montanelli nel 1944, durante i giorni di prigionia a Milano e affidati a Mike Bongiorno, suo compagno di cella.

«Sono bigliettini in cui rassicurava la moglie sulle proprie condizioni di salute, oppure chiedeva che gli si portasse qualcosa da mangiare - dice Malvolti -. In qualche modo Bongiorno riuscì a farli avere ai familiari».

Nella mostra ci sono i "libri di Montanelli", ovvero volumi donati al giornalista da grandi personalità della cultura, spesso con dedica, come quello firmato da Eugenio Montale. E anche i libri che ha scritto: una cinquantina di titoli, in edizioni spesso ormai introvabili. E poi le stanze di Montanelli, arricchite per l'occasione da materiale solitamente non accessibile al pubblico.

La mostra - promossa da Comune di Fucecchio, Fondazione Montanelli-Bassi e Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Montanelli - prosegue a Palazzo Corsini, sede del Museo civico, con un focus di fotografie e video sul legame che univa Montanelli al suo paese natale.

 

Nel cimitero di Fucecchio
Fino all'ultima parola

Uomo di grande carisma, conservatore illuminato, anticomunista convinto. Indro Montanelli è stato tutto questo, e anche molto di più. Nella sua vita, e nella sua carriera di giornalista prima e di direttore poi, sono diventate famose alcune sue dichiarazioni. Perché non la mandava certo a dire Montanelli, e soprattutto non guardava in faccia niente e nessuno. Come quando - era il 1976 - davanti all'avanzare del Partito comunista esortò in un editoriale gli italiani ad andare a votare Democrazia cristiana con la frase passata alla storia "turiamoci il naso e votiamo Dc". Ed è ormai leggenda lo scontro con Silvio Berlusconi, suo editore a "Il Giornale" per oltre 15 anni, fino a quando l'attuale presidente del Consiglio non decise di "scendere in campo": scelta che Montanelli non volle avallare, dimettendosi dal giornale.

Non stupisce quindi che sia stato lui stesso a scrivere il suo necrologio pubblicato sul Corriere della Sera il giorno dopo la sua morte: «Milano, 18 luglio 2001 - ore 1.40 del mattino. Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza Indro Montanelli, giornalista, prende congedo dai suoi lettori, ringraziandoli dell'affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un'urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonie religiose né commemorazioni civili».

 

"Indro Montanelli, la vita, le opere, i luoghi", fino al 13 settembre, Palazzo Corsini (Museo civico) e Palazzo della Volta (Fondazione Montanelli-Bassi), da mercoledì a domenica 10-13, sabato e domenica anche 16-19, ingresso libero. Info: tel. 057122627, www.centenariomontanelli.it

 

Fresco di stampa
Indro Montanelli "I conti con me stesso", diari 1957/1978, Rizzoli 21 euro

 


Nelle foto, a partire dall'alto:

  1. Indro Montanelli, giovanissimo, con la sua inseparabile macchina da scrivere Olivetti "Lettera 22"
  2. I festeggiamenti a Fucecchio per i 90 anni di Montanelli
  3. Indro Montanelli con Enzo Biagi, scomparso nel novembre 2007

 


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