Visite guidate alle opere idrauliche realizzate da Ximenes

Scritto da Andrea Marchetti |    Ottobre 2016    |    Pag. 41

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

cateratte ximeniane Vicopisano (Pi)

Ci sarà anche un concerto, a ottobre, per contribuire alla riscoperta di un gioiello settecentesco d’ingegneria idraulica a lungo dimenticato: le Cateratte ximeniane di San Giovanni alla Vena. Un tempo regolavano l’afflusso in Arno delle acque provenienti dal lago di Bientina, prosciugato nel 1859 in seguito alla creazione di un’altra imponente opera idraulica, La Botte di Alessandro Manetti, un canale sotterraneo di 255 metri che ancora oggi passa sotto l’Arno. Dopo il 1859, le cateratte ormai in disuso hanno mantenuto la sola funzione di casello idraulico fino al 1990, quando sono state chiuse definitivamente e inserite nell’elenco dei beni demaniali vendibili.

Leonardo Ximenes, gesuita nato a Trapani di origini spagnole, fu ingegnere idraulico e civile e geografo del granduca di Toscana. Progettò le cateratte nel 1757 in occasione del suo intervento di bonifica del lago di Bientina, antico confine tra Lucca e Granducato di Toscana, già oggetto d’interventi di regimazione delle acque a partire dal tardo Cinquecento. Le cinque cateratte regolavano l’afflusso delle acque in Arno e l’esondazione di quest’ultimo mediante due canali, oggi interrati, che andavano fino al lago di Bientina, la Seravezza Vecchia e il Canale imperiale, la cui navigazione continua, a scopi commerciali, era garantita da un sistema di chiuse in prossimità delle cateratte.

Nel mese di settembre, nell’ambito delle iniziative del “Dì di festa ”, si è svolta la visita alla riscoperta delle cateratte con l’aiuto di Massimo Lenzi, guida turistica di Vicopisano e membro del comitato che, da primavera, si batte per la loro valorizzazione.

In collaborazione con la delegazione pisana del Fai, il Fondo ambiente italiano, le cateratte sono state inserite fra i Luoghi del cuore, tesori nascosti o in stato di abbandono che però sono importanti per la comunità locale e per il passato che rappresentano. Fino a novembre, presso il Comune di Vicopisano, continuerà la raccolta delle firme per sostenere le cateratte come Luogo del cuore ma si potrà anche votare on line sul sito del Fai.

«Tutto ha preso avvio – spiega Lenzi – perché le cateratte sono in stato di totale abbandono e, essendo tra i beni demaniali vendibili, si rischiava che fossero messe all’asta e che al loro posto nascessero degli appartamenti. L’associazione Non c’è futuro senza memoria ha dato tuttavia l’impulso alla creazione di un comitato per la salvaguardia delle cateratte, collaborando con il Fai. Questo grazie anche agli Amici della Certosa di Calci che ci hanno aiutato in virtù della loro esperienza dello scorso anno con i Luoghi del cuore».

«In questo modo – continua Lenzi –, grazie anche all’appoggio del Comune, siamo riusciti ad attirare l’attenzione dei cittadini di Vicopisano e anche del territorio circostante collaborando, ad esempio, con il Comune di Bientina per la creazione di una mostra. Così facendo, anche la Soprintendenza ha iniziato a interessarsi alle cateratte. In seguito sono stato contattato dalla cooperativa Itinera per creare una visita guidata da inserire nel programma del “Dì di festa” tra le iniziative che fanno da corollario al progetto “Arno 2016”. Oltre all’edificio, la visita guidata comprende la riscoperta degli argani e degli ingranaggi settecenteschi in legno di quercia, intatti, unica testimonianza d’ingegneria idraulica dell’epoca, con la spiegazione del loro meccanismo di funzionamento».

«Le cateratte di Ximenes – conclude Lenzi – sono state un’opera fondamentale per questo territorio che, senza di loro, non sarebbe quello che è ora». Oltre che un interessante esempio di archeologia industriale del ‘700, sono anche testimonianza del rapporto fra uomo e natura e della storia idrogeologica del territorio fra Lucca e Pisa, una volta palustre e poi agricolo.

L'intervistato

Massimo Lenzi: Guida Turistica

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