Toscano a metà

Scritto da Giovanni Lombardi |    Gennaio 1998    |    Pag.

Docente e direttore del periodico "Il segno di Empoli" E' nato e vive a Empoli. Giornalista professionista dal 1959, è stato docente negli Istituti Superiori e all'Università di Firenze. Critico teatrale e direttore artistico del Teatro Shalom di Empoli. Fra le sue opere, il volume "Agenda d'incontri", edito da Polistampa.

Caruso
Il grande Enrico Caruso amava cantare e anche mangiare. E mangiare bene, se è vero che quando si recava alla sua villa di Bellosguardo a Lastra a Signa - acquistata nel 1906 con 206.500 lire - consumava un bel pranzo alla trattoria Sanesi, celebre ancora oggi per la cucina toscana e per le famosissime bistecche alla fiorentina. Con Caruso, spesso, c'era la folta schiera dei parenti (si dice 25), che seguiva il maestro sia nelle sue tournée, sempre più prestigiose, in Italia e nel mondo, che nelle belle mangiate alla villa di Bellosguardo, preparate dalle massaie dei contadini che lavoravano nei quaranta ettari di terreno della tenuta.
A Caruso piaceva parlare e stare con la gente semplice: era insomma un carattere estroverso nella migliore tradizione napoletana, e si dimostrava sensibile ai problemi della gente comune. A tal proposito si narrano aneddoti significativi. Si racconta di una sua esibizione per solidarietà e sostegno economico ad un oste del Sodo, incappato in un difficile momento economico. E solidarietà anche, durante il cruento biennio rosso nel 1919, con alcuni dimostranti che si erano radunati davanti alla villa chiedendo generi alimentari; mentre la seconda moglie americana, Doroty, rimase sconvolta, Caruso offrì loro salumi, vino, formaggi.
L'affetto per la Toscana è comunque antecedente all'acquisto di Bellosguardo. Nel 1904 aveva già comprato la villa 'I pini' a Firenze, alle Panche, con mille dollari ricevuti per la sua trionfale interpretazione di Rigoletto al Metropolitan di New York. Proprio nelle stanze centrali di questa villa arredò una sontuosa sala da pranzo, in cui la raffinatezza estetica si intrecciava con l'esaltazione del rituale gastronomico e culinario, cui Caruso non ha mai rinunciato. Nemmeno dopo una faziosa contestazione per l'esibizione al teatro San Carlo di 'l'Elisir d'amore', nel 1895: dopo lo spettacolo non volle rinunciare alla cena con pizza e... vino toscano.
Stava dirigendosi in Toscana 'ove l'aria è secca' quando la morte lo colse il 2 agosto 1921, con gli occhi rivolti al lungomare Caracciolo.
Oggi la villa di Bellosguardo è stata acquistata dal Comune di Lastra a Signa, con il progetto di farne un luogo di attrazione culturale. La prima iniziativa si è svolta a novembre con 42 artisti che hanno reso omaggio, con le loro opere, al grande tenore napoletano.
Il parco della villa è visitabile il sabato e la domenica, grazie ai volontari dell'Auser, e costituisce un affascinante tuffo in un passato ancora vitale.