Consigli per capire ed evitare brutte avventure

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2011    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Si dice spesso che "can che abbia non morde"; purtroppo, però, non è sempre così... Tendenzialmente quando un cane "sbraita" contro un altro cane o contro una persona, cerca di intimidirlo con lo scopo di evitare lo scontro fisico; ma, talvolta, questo non è sufficiente. Il conflitto può nascere da un equivoco, soprattutto se la comunicazione riguarda specie diverse. Tra cani ci si intende; ma quando il "dialogo" coinvolge l'uomo, la faccenda si complica. «Se, infatti, un cane ci minaccia e noi gli voltiamo le spalle e scappiamo via, ubbidendo a un istinto naturale - ci spiega il dottor Carlo Ciceroni, veterinario comportamentalista presso l'Igiene urbana veterinaria della Asl di Firenze - non facciamo altro che incitarlo a correrci dietro e magari a morderci le gambe o il posteriore. In sostanza ci comportiamo da prede, attivando il suo istinto predatorio».
È molto importante dunque conoscere il "linguaggio" del cane per evitare sgradevoli conseguenze. «Per esempio - prosegue il dottor Ciceroni - dobbiamo sapere che, se il cane che ci minaccia, tiene gli arti posteriori divaricati pronti a scattare per darsi alla fuga, la sua è tutta scena». Un esempio tipico di questo atteggiamento è ben rappresentato dai cagnetti di piccola taglia che ci abbaiano contro come dei forsennati per darsi alla ritirata appena ci avviciniamo.
«Al contrario - specifica il dottore -, se il cane ci fronteggia con le zampe ben piantate a terra e non divaricate, significa che non gli incutiamo alcun timore e che lo sfidiamo: l'aggressione a questo punto è quasi certa. Anche il silenzio ha un significato preciso, è una manifestazione di sicurezza e di leadership verso gli altri individui. Il predatore, infatti, non annuncia mai la sua presenza alla preda, altrimenti non avrebbe successo nel cacciarla. Quindi è meglio che un cane che ci minaccia ci abbai contro, piuttosto che si avvicini in sordina, magari scoprendo i denti. Se il soggetto in questione tende ad arretrare, dimostra di voler abbandonare il campo, quindi è bene non guardarlo negli occhi e lasciare che se ne vada spontaneamente, senza eccitarlo inutilmente con urla o gesti violenti. Guardare un cane negli occhi è un fortissimo segnale di sfida. Anche piegarci su di lui, per noi un segno di amicizia, è in realtà percepito dal cane come l'imminenza di un balzo di un predatore.
Non tutti i cani reagiscono in maniera aggressiva a dei nostri comportamenti sbagliati, come abbracciarli, sorridergli mostrando i denti, avvicinarsi in modo diretto o incombere su di loro con il corpo o con le mani. Molti mostrano il disagio tirando indietro le orecchie, leccando a vuoto l'aria o sbadigliando ripetutamente». Conoscere e interpretare questi piccoli ma importanti segnali ci aiuta a stabilire una corretta relazione con i nostri amici.

Buon padrone buon cane
Il dottor Ciceroni ha seguito a questo proposito una ricerca molto interessante rivolta all'attività di prevenzione delle morsicature presso l'Azienda sanitaria di Firenze. Sono stati esaminati, solo nella città di Firenze, circa 7500 morsi di cani rivolti all'uomo in 25 anni.
È emerso che le morsicature sono diminuite, ma è aumentata la gravità. Il momento in cui si è più soggetti a essere aggrediti è l'estate. La frequenza maggiore è il fine settimana, con un picco nel tardo pomeriggio-inizio serata. Nell'85% dei casi i cani coinvolti sono di proprietà del morsicato o di amici. I più colpiti sono uomini tra i 41 e i 65 anni. Risultano meno vittime fra i bambini, un dato interessante visto che la letteratura mondiale riporta statistiche opposte. Sono i cani maschi responsabili in maggior numero rispetto alle femmine, in particolare quelli non castrati e quelli tenuti alla catena. Al contrario, fra le femmine, sono più mordaci quelle sterilizzate.
Alcune razze sembrano più coinvolte di altre, ma è evidente che i cani di piccola taglia tendono a non essere denunciati come morsicatori, in ragione dei piccoli danni che causano. È altrettanto evidente che, alla base, un buon padrone "fa un buon cane".