Vecchie glorie ma passione viva per i 27 “gladiatori” fiorentini

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Giugno 2016    |    Pag. 40

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

FOTO G. SABELLA

Calcio storico

Forse i muscoli non sono più quelli di una volta; certo l’entusiasmo è immutato. Ed è quanto basta per mantenere acceso il fuoco dell’antica passione per il calcio storico fiorentino.

Questo deve avere pensato Uberto Bini, di professione tecnico delle luci, mai stato sportivo praticante ma da sempre cultore della storia e delle vicende di quello che molti fiorentini amano definire l’antesignano del gioco del calcio attuale.

Sull’argomento ha pubblicato anche un libro (Ventisette guerrieri con Firenze nel sangue, Edizioni Zeta, Firenze 2008).

Ma cosa fanno i calcianti dopo aver appeso la casacca, di attendibile ispirazione rinascimentale, al chiodo? Questa è la domanda che Uberto si è posto nel 2011. E gli ha dato una concreta risposta.

«Li ho rimessi in campo - dice conciso -. Sei anni fa ho costituito l’associazione Cinquanta minuti (il nome deriva dalla durata di una partita classica), e ho riunito un nutrito gruppo di uomini maturi come età ma ancora giovanotti nello spirito. È un bel gruppo omogeneo – continua -. Anche se, appartenendo ai quattro quartieri in cui è divisa Firenze, fino a ieri potevano covare rivalità anche profonde, oggi non è più così; ora lo spirito che li anima è quello della concordia e dell’unità di intenti. Perché alla base di tutto c’è una nobile motivazione: dare una mano a chi ha bisogno».

Sono sei anni che un centinaio di ex calcianti si riuniscono un paio di volte alla settimana, ovviamente dopo il lavoro, e si allenano con impegno in vista del loro rientro in campo. Cosa che accade, in media, quattro o cinque volte all’anno.

«La data fissa alla quale teniamo forse di più è quella del 17 febbraio, quando si cerca di riprodurre fedelmente la storica partita giocata in quel giorno del 1530, quasi come una sfida, di fronte alle migliaia di soldati di Carlo V che assediavano la città. Poi ci sono le esibizioni che ci vengono richieste da varie associazioni o amministrazioni comunali. Come, per esempio, la partita del 5 giugno in piazza Marsilio Ficino a Figline Valdarno. E il pubblico accorre numeroso e paga volentieri il biglietto, consapevole che l’incasso andrà ad alleviare qualche dolore, a dare un contributo perché qualche malato possa guarire».

Nelle diciotto partite finora disputate nei sei anni di vita dell’associazione, sono stati raccolti quasi ottantamila euro e ogni centesimo è stato devoluto a vari enti di ricerca medica, prime fra tutte l’Associazione nazionale tumori e la Lega italiana di lotta ai tumori.

Foto G. Sabella

Sempre a giugno, domenica 19, è organizzata un’altra esibizione in piazza Santa Croce a Firenze, nell’ambito del torneo classico che impegna nelle partite ufficiali i quartieri della città, Santo Spirito, Santa Croce, San Giovanni e Santa Maria Novella, e che avrà la finalissima nel giorno di San Giovanni Battista, patrono di Firenze.

Ma un altro aspetto di cui va fiero il presidente è che il comitato direttivo del Corteo storico fiorentino ha ufficialmente ammesso nel proprio organico l’associazione Cinquanta minuti.

Questo significa che, a partire da quest’anno, i cento ex calcianti potranno prendere parte a quella maestosa cornice composta, è bene sottolinearlo, da circa settecento figuranti che, nel loro lento e solenne incedere per le vie di Firenze da Santa Maria Novella a piazza Santa Croce, contribuiscono a creare la magica atmosfera di acceso agonismo che da lì a poco esploderà sulla sabbia del campo da gioco.

Qualcuno potrebbe obiettare: quelle degli ex calcianti sono, tutto sommato, partite amichevoli; non potrà uscire la combattività, talvolta feroce, che traspare nelle partite ufficiali.

«Invece non è così - replica il presidente - perché l’impegno è massimo e la rivalità sempre accesa».

Ed è vero: qualche pancia deborda vistosamente dai pantaloni; i capelli, quelli rimasti, hanno un colore argenteo, qualche ruga segna indelebile il volto; ma l’impegno non è diminuito perché per quei cento che ieri venivano qualificati come i “gladiatori” fiorentini, e che oggi sono probabilmente altrettanti giudiziosi padri di famiglia, l’imperativo è sempre lo stesso: vincere la partita.

tel. 3339288658, ubertobini@yahoo.it


L’intervistato:

Uberto Bini, presidente associazione Cinquanta minuti

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