Controlli rigorosi sulla filiera ortofrutticola, per prodotti buoni anche eticamente

Scritto da Silvia Mastagni |    Maggio 2016    |    Pag. 14,15

Responsabile Ufficio stampa Coop Italia

Foto S. Barbanera

Campagna Coop Italia

C’è un lato oscuro nel settore agroalimentare italiano, e quelle ombre arrivano sulle nostre tavole. Sono i frutti finali delle filiere sporche che, stando agli ultimi dati, interessano qualcosa come 400.000 lavoratori, stranieri nell’80% dei casi. Un’emergenza sociale drammatica da cui prende le mosse la campagna “Buoni e giusti Coop”.

Una campagna fatta di atti concreti più che di parole, e che si muove su tre assi. In primo luogo interventi concentrati sulle produzioni più critiche; inoltre azioni e controlli sul campo, e in parallelo iniziative di supporto a carattere sociale.

L’approccio di “filiera” vuol dire che vanno considerati tutti i passaggi dal campo alla tavola dei consumatori.

La Coop per prima, dal 1998, ha adottato lo standard SA8000, per ottenere precise garanzie in tema di responsabilità sociale dai propri fornitori di prodotti a marchio.

E oggi Coop intende rilanciare ulteriormente, estendendo controlli e garanzie su tutti i prodotti che vende.

Codice etico

Sono state individuate 13 filiere ortofrutticole più esposte ai rischi di illegalità e dove più frequentemente emergono episodi di sfruttamento dei lavoratori. Tenendo conto della stagionalità, si attuano controlli su agrumi, fragole, pomodori, meloni, angurie, uva, patate novelle e altri 5 ortaggi di largo consumo.

Saranno coinvolti non più solo gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (per 7200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole).

A tutti i fornitori è stato chiesto di sottoscrivere l’adesione ai principi del Codice etico che contempla una serie d’impegni per il rispetto dei diritti dei lavoratori e prevede l’esecuzione di un piano di controlli cui non si può venir meno, pena, in caso di non-adesione, l’esclusione dal circuito.

Inoltre Coop ha intensificato i controlli; sotto esame la filiera degli agrumi (clementine e arance Navel) indagata dagli ispettori di Bureau Veritas, leader a livello mondiale nei servizi di ispezione, di verifica di conformità e di certificazione.

I primi dati che hanno coinvolto tutti i fornitori Coop e un terzo delle aziende agricole di questa filiera su tre regioni - Calabria, Sicilia e Puglia - sono comunque incoraggianti: nessuna segnalazione di gravi non conformità (caporalato, lavoro nero o casi di discriminazione); sono state invece individuate problematiche relative a norme di sicurezza disattese su cui è stato chiesto un pronto intervento. I successivi controlli hanno riguardato le fragole e i pomodori ciliegino.

Una Rete di qualità

La qualità del lavoro è l’altro binario su cui si muove la campagna “Buoni e giusti Coop”, e non è un semplice invito, ma l’impegno a iscriversi alla “Rete del lavoro agricolo di qualità”, prevista dal progetto del Ministero delle risorse agricole nel 2015.

L’iscrizione attesta la “pulizia” di un’azienda, in regola con le leggi e i contratti di lavoro, l’assenza di condanne penali e di procedimenti in corso a suo carico.

Tuttavia la procedura è complessa e sta ostacolando un’adesione massiccia alla Rete.

«Il rischio è che l’impresa “cattiva” scacci quella buona – spiega Marco Pedroni, presidente di Coop Italia – e che la ricerca del prezzo più basso faccia a pugni con i diritti delle persone. Spesso è il prezzo che diventa un indicatore dell’illegalità, ma si possono e si debbono trovare le soluzioni affinché sia i consumatori che i produttori abbiano il giusto prezzo. Noi siamo attenti a riconoscere ai produttori agricoli prezzi equi, non il prezzo più basso del mercato. Va segnalato che nella formazione del prezzo finale dei prodotti agricoli sono i costi intermedi e logistici che pesano in maniera determinante, quasi per il 40%. Quindi una migliore organizzazione e aggregazione dei produttori sarebbe un vantaggio sia per i consumatori che per gli agricoltori».

Controlli pubblici

La campagna di Coop non si esaurisce soltanto nell’attività per così dire “in campo”, ma interessa anche la vita dei lavoratori. In cantiere stanno prendendo forma, in accordo con le istituzioni locali, il volontariato laico e cattolico, il mondo sindacale, azioni concrete per diffondere una sempre maggiore consapevolezza del fenomeno.

È evidente che Coop svolge la sua parte e può anche funzionare da apripista, come già in altre circostanze, ma non può essere sola su un tema che è per la sua stessa complessità demandato a un controllo da parte delle istituzioni pubbliche.

«Stiamo partecipando, con gli altri soggetti della filiera agricola, al Tavolo voluto dai Ministeri, svolgendo una parte attiva anche per adeguare gli aspetti legislativi - sottolinea Stefano Bassi, presidente dell’Associazione cooperative di consumatori - ma il ruolo dei controlli pubblici è comunque un passaggio imprescindibile per il funzionamento di un sistema che voglia seriamente raggiungere obiettivi di prevenzione e repressione di un fenomeno. Fenomeno che evidenze recenti dimostrano sempre più essere di portata nazionale. Proprio allo scopo di favorire l’adesione alla Rete del lavoro agricolo, noi ci siamo mossi volontariamente con il coinvolgimento delle aziende nostre fornitrici, e stimiamo che altri possano seguirci su questo stesso terreno, ma occorre avere consapevolezza che tutta la grande distribuzione è responsabile di circa la metà delle vendite di ortofrutta in Italia. Ne consegue che l’altro 50% sfugge al filtro della grande distribuzione».

Video