Verdicchio dei Castelli di Jesi

Scritto da Carlo Macchi |    Maggio 2004    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Alta, slanciata, collo sinuoso, curve accentuate, sicuramente non passa inosservata. A renderla ancora più affascinante è certamente il nome, poetico, evocatore di miti e leggende. Se poi ci mettiamo anche il fatto che quel poco che porta addosso serve solo a far risaltare meglio il suo bel colorito verde il quadro è completo. Credo che a questo punto qualcuno stia pensando ad un errore di stampa. Non preoccupatevi, non c'è nessun errore! Non stiamo parlando di donne marziane ma di una bottiglia, in particolare di una delle pochissime bottiglie che hanno fatto la storia del vino, l'Anfora del Verdicchio. Chi di voi non l'ha mai vista, oltre che un astemio incallito, è anche un poco disattento. Come si fa a non notarla, con la sua forma unica, nata dalle mani di un architetto milanese nel lontano 1957? La nostra "formosa" non è quindi giovanissima, e vide la luce grazie ad un concorso nazionale che cercava una bottiglia per il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Risposero in molti, e tra i vari progetti venne scelta lei, l'anfora. Da allora ne sono state prodotte centinaia di milioni, che sono divenute col tempo ambasciatrici dell'Italia nel mondo.
Bottiglia tutte curve
Chi la vede, infatti, che sia in Canada, in Sud Africa o in Giappone, pensa subito al nostro Bel Paese. Dovrebbe invece pensare alle Marche, terra natale del contenuto dell'anfora, cioè il Verdicchio dei Castelli di Jesi. Dal punto di vista vinicolo, per noi toscani le Marche sono una terra strana. Qui infatti impera il detto "il vino è rosso", mentre su quelle dolci colline si beve soprattutto bianco. Ho assistito personalmente alla coda domenicale di persone che, armate di contenitori vari, aspettavano il proprio turno per riempirli con questo vino del colore del sole, dal corpo schietto e dai profumi che ricordano i fiori, la mandorla e la pesca. Devo ammettere che sono un grande appassionato della zona del Verdicchio. Amo le morbide colline intorno a Jesi, a pochissimi chilometri dall'Adriatico. In estate se hai caldo puoi andare a fare il bagno e la sera tornare al fresco in collina. In inverno difficilmente il clima è rigido, perché il mare, quasi come una mamma premurosa, mitiga i freddi venti che scendono da nord. Ma le amo soprattutto per il vino che producono, dalla corposità quasi da rosso, i profumi inconfondibili e (last but not least) il prezzo assolutamente concorrenziale per la qualità del prodotto. Molti di voi non sapranno che il Verdicchio si divide in due famiglie, quello dei Castelli di Jesi e quello di Matelica. La differenza è soprattutto geografica. La valle di Matelica si trova più nell'entroterra e ha quindi un clima leggermente più rigido sia in inverno che in estate. Il risultato è un vino con dei profumi più fini ed armonici, leggermente più elegante, fine ma meno strutturato rispetto al cugino di Jesi.

Qui però si pone il grande dilemma (si fa per dire, non vi impaurite!). Se questi vini sono buoni e costano poco, perché non hanno invaso il mondo? La risposta ci porterebbe lontano, ma vi basti sapere che il Verdicchio dei Castelli di Jesi nelle bottiglie ad anfora è "il modello base" di questa denominazione, che però ha dato a tutto il vino che si produce in zona la sbagliatissima nomea di vino semplice, da bere subito, che non regge l'invecchiamento. Per questo tutti i grandi Verdicchio delle Marche pagano ancora il peso di un'immagine non certo al top. Ma, se posso darvi un consiglio, prendete una bella bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi (se volete il meglio non certo ad anfora!) e vedrete come cambierete idea sul vino bianco. Abbinatelo con una saporita panzanella o con una bella pappa col pomodoro e capirete meglio le persone che nelle Marche, la domenica, stanno in coda per comprare Verdicchio. Se comunque volete rimanere fedeli al rosso, sappiate che nella stessa zona del Verdicchio si produce un grandissimo vino: il Rosso Conero, da uve Montepulciano e Sangiovese. Ha potenza da vendere ma anche giusta morbidezza e costa sempre la metà rispetto ad un Chianti Classico. Chi vuole intendere intenda...