Prosegue a Pedavena la tradizione birraia…

Scritto da Laura D'Ettole |    Aprile 2013    |    Pag. 13

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

«Cara regina, i Suoi concittadini vogliono chiudere il nostro birrificio. Faccia in modo che tornino sui loro passi!». La firma era di Franco Zaetta, sindaco di Pedavena (Bl). La regina in questione era Beatrice d’Olanda. Correva l’anno 2005.

Nel 2006 lo stabilimento Pedavena riapre i battenti, ma il merito non è dell’augusta regnante, bensì della straordinaria mobilitazione di questo piccolo paese ai piedi delle Dolomiti, che conta meno di cinquemila anime e ruota da oltre un secolo intorno all’economia della birra.

È una storia davvero a lieto fine quella del birrificio Pedavena, perché in pochi anni risale la china e oggi, oltre al proprio marchio, produce anche un’ottima birra Coop.

Birra coop prodotta dal birrificio pedavenaIn questo stabilimento, ricco di stucchi e sale affrescate che è quasi un museo, oggi lavorano 50 persone. L’azienda ogni anno è in utile, nel 2012 è cresciuta a doppia cifra, e conquista sempre più spazi in un mercato dominato dalle grandi multinazionali.

«Il merito va alla “personalità” della nostra birra, che ha un retrogusto amabile ed è facile da bere», sostiene il responsabile marketing della birra Pedavena, Marco Zoldan. Va detto che la natura ci ha messo del suo, perché l’acqua per produrla sgorga purissima dai monti Porcilla e Oliveto.

Mentre le procedure di lavorazione sono ancora (in gran parte) quelle di cento anni fa: cantine, sale di fermentazione e soprattutto “quel” modo di far scorrere la birra, fluido e senza stress. E poi ci sono il know how, le ricette, i trucchi del mestiere appresi in anni e anni di lavorazione artigianale.

«Il nostro attuale mastro birraio è stato allievo della scuola fondata agli inizi del ‘900 dai primi proprietari, i fratelli Luciani, che ha formato veri e propri professionisti del settore per circa settanta anni».

Luciani sì, proprio loro. Erano i fratelli del papa. Abitavano poco distanti, a Canale d’Agordo (Bl), ma si trasferiscono a produrre Pedavena, nel 1897, proprio per quella fonte di acqua dal valore inestimabile. La birra del resto questo è: luppolo, malto, più acqua. Cominciano con una lavorazione tutta familiare, ma già negli anni ’20 la birra Pedavena cresce a tal punto da comprarsi la Dreher di Trieste, diventando così il secondo polo produttivo italiano.

Birrificio e stabilimento pedavena2Per svilupparsi ancora i fratelli Luciani inventano negozi monomarca ante litteram. È così che nelle più importanti piazze d’Italia (a Torino, Milano, Roma, Venezia, Trieste) nascono le birrerie Pedavena. Ancora oggi è possibile trovarle a Roma e a Trento.

Negli anni ’50 Pedavena è un gruppo italiano importante. Su questa bella preda comincia a mettere gli occhi una delle più grandi multinazionali del mondo, che acquista una quota di minoranza dai fratelli Luciani, ormai in età piuttosto avanzata.

Nel 1970 Pedavena passa di mano alla multinazionale olandese, nello stabilimento vengono prodotti più marchi e quello originario comincia il suo lento declino. Nel 2005 la svolta industriale: Pedavena è lontana dagli snodi logistici importanti, lo stabilimento è vecchio, le tecniche produttive sono costose, stop.

Si chiude e si trasforma in museo. Questa prospettiva gela il paese. I lavoratori non fanno neanche un’ora di sciopero, ma si attaccano al telefono e cominciano a “offrirsi” sul mercato. Entra in campo il sindaco, il parroco e il web fa da moltiplicatore. “Salviamo Pedavena!” è la parola d’ordine.

Nel 2006 arriva l’italianissimo gruppo Castello (San Giorgio di Nogaro, Ud) e lo acquista dalla multinazionale olandese. A Pedavena hanno vinto contro il gigante Golia.


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