Scritto da Laura D'Ettole |    Maggio 2004    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Nel corso del 2003sono state oltre 75 mila le proteste ricevute dall'Adusbef, una delle più importanti associazioni di consumatori, a proposito di rapporto con le banche. Dentro c'è di tutto: dai suggerimenti catastrofici per investimenti bancari tipo bond argentini o Cirio, alle spese stratosferiche di tenuta conto, alla mancanza di trasparenza.
Lamentele a non finire
Ma il filo conduttore è soprattutto uno: le banche sono voraci, troppo voraci, dicono i consumatori. Tant'è che nel corso del 2003 Adusbef e Federconsumatori hanno denunciato all'antitrust europeo gli elevati costi addossati agli utenti delle carte di credito e del pagobancomat italiano. Quasi due euro in media per prelevare 250 euro dagli sportelli della propria banca; che raddoppiano per prelievi in istituti di credito diversi da dove è situato il conto corrente; 0,77 di commissione per rifornirsi di carburante, il che scoraggia l'uso delle carte. E poi, proseguono le associazioni dei consumatori, per gli eventuali prelevamenti con la carta di credito sotto la voce di "anticipo contante" si paga uno spropositato tasso mensile; 1 euro per recupero spese dell'estratto conto con pubblicità quasi sempre indesiderate, e così via. Cosa risponde l'Abi, l'associazione bancaria italiana, a questo proposito? «Nel caso di pagamenti effettuati attraverso il bancomat la gratuità di questo strumento è assoluta: non si pagano commissioni per la transazione, e neanche la registrazione contabile sul conto corrente», assicura Pierfrancesco Gaggi, responsabile della segreteria tecnica del Cogeban, l'associazione satellite dell'Abi che gestisce la diffusione dei marchi pagobancomat e bancomat sul mercato italiano. L'Associazione verifica direttamente presso le banche quando si sono verificate lamentele di qualche cliente. Si paga solo il tesserino annuo, continua Gaggi, e nel caso il correntista abbia un certo numero di operazioni gratuite nella convenzione con la banca, queste non devono includere il bancomat. Queste condizioni sono state sottoposte anche alla verifica dell'Antitrust. Diverso è il discorso del prelevamento dagli sportelli. In tal caso esistono comportamenti diversi fra gli istituti di credito. Di solito viene differenziato il prelievo effettuato presso la propria banca (che vale come una normale operazione contabile) e quella presso un altro istituto. In questo caso ogni banca applica le proprie commissioni.

CHI LO USA
Bancomat
Oltre il 45% degli italiani possiede una carta bancomat, e dal '96 ad oggi le transazioni sono cresciute di oltre il 600%. I dati arrivano dal Cogeban, che gestisce i circuiti con oltre 500 banche italiane. Lo scorso anno in Italia ci sono state ben 570 milioni di operazioni di pagamento con questo strumento, e praticamente la stessa cifra di prelievi di contante ai vari sportelli. Ma quanto a numero di operazioni procapite siamo ancora dietro a Francia e Gran Bretagna, e più o meno in linea con la Spagna. Chi lo usa si dichiara generalmente soddisfatto perché è più sicuro e più pratico rispetto al contante. Dei vari sistemi di moneta elettronica e della loro promozione si sta occupando fra l'altro anche la Commissione europea, che sta mettendo a punto un quadro unitario di regolamentazione.
Bancomat e pagobancomat generalmente vengono usati da chi ha un più alto livello di istruzione: li utilizzano il 77% dei laureati e il 58.5% dei diplomati. Sono poi più diffusi fra gli uomini (51%) e nelle fasce di età più giovani: fra i 35-44enni il possesso della carta è pari al 60.1%, per i 45-54enni è del 51.9%.