Un’analisi dei fondali e delle platee del fiume, per rilevarne le criticità

Scritto da Silvia Gigli |    Maggio 2016    |    Pag. 6

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Pescatori alla pescaia di Santa Rosa a Firenze - Foto S. Cuccaro

Ambiente

L’Arno è ancora un fiume a rischio.

«Non dobbiamo nasconderci che Firenze è in pericolo, non come nel 1966 ma ci andiamo vicini».

A lanciare l’allarme, con cognizione di causa visti gli ultimi studi effettuati, è il professor Enio Paris, Ordinario di Idraulica all’Università di Firenze e autore, insieme a un gruppo di colleghi, di un’importante ricognizione sullo stato di salute di un lungo tratto dell’Arno, che sarà presentata il prossimo 22 maggio alle 10.30 nell’aula magna del Rettorato dell’Università di Firenze nell’ambito del ciclo di “Incontri con la città”.

La lezione del professor Paris si intitola “Arno desnudo”, perché è stato possibile ottenere un modello dell’alveo dell’Arno, e dei suoi ponti, completamente privo di acqua. Tutto questo grazie alla tecnologia che scandaglia il fondo del fiume evidenziandone la morfologia, i manufatti e le platee dei fondali (i “rilievi batimetrici multibeam”), uniti al laser scanning che mette bene in luce quello che c’è fuori dall’acqua.

Da qui “Arno desnudo”: sia perché si presenterà senza il suo corso, sia perché per la prima volta offrirà ai tecnici, agli amministratori (Regione, Comune di Firenze, Autorità di Bacino, Publiacqua e altri) e ai fiorentini una conoscenza sul suo stato di salute che finora non c’è mai stata.

La ricerca è iniziata due anni fa per terminare nel cinquantenario dell’alluvione di Firenze. Ed è realizzata dall’Università di Firenze insieme a Cerafri - Centro per la ricerca e l’alta formazione e prevenzione del rischio idrogeologico -, nato all’indomani dell’alluvione di Cardoso come partecipata dell’Università di Firenze e del Comune di Stazzema.

Sono 17 i chilometri scandagliati da Varlungo a San Colombano, per un importo pari a 40.000 euro che è stato finanziato dal Comune di Firenze, da Publiacqua e da un consorzio tra Publiacqua e il Consorzio di bonifica del medio Valdarno.

Per la prima volta sono state anche misurate la portata del fiume e la velocità del suo trasporto solido, elementi preziosi per tarare i modelli di piena.

«L’idea del progetto - spiega Paris - è nata da una domanda molto semplice: conosciamo sufficientemente l’Arno per prevenire il rischio alluvioni per Firenze? La risposta è stata deludente: le nostre conoscenze erano piuttosto scarse, più o meno le stesse di quelle che avevamo per il Terzolle o la Greve». Da qui una ricerca che ha rivelato per la prima volta nella sua completezza la condizione dell’alveo del fiume. «In precedenza c’erano infatti solo rilievi di sezioni parziali», continua Paris.

I primi dati emersi dalla ricerca, che nel momento in cui scriviamo è in piena fase di elaborazione, mettono in evidenza che in alcuni punti il letto del fiume sta iniziando a ridurre la sua erosione (prima si abbassava, con buche profonde anche 7 metri), grazie all’arrivo di nuovo materiale solido. È un fatto per certi versi positivo, perché riduce il rischio di scalzamento per i ponti e altre opere, ma incrementa anche il pericolo di aumento del livello delle piene.

Il rilievo batimetrico ha inoltre evidenziato un fenomeno sensibile di erosione dell’alveo sotto il pilone sinistro del ponte Amerigo Vespucci: immediatamente segnalato, il problema è in via di risoluzione da parte del Comune di Firenze, con interventi di consolidamento e misure temporanee di limitazione del traffico.

Il professor Paris non nega che la preoccupazione per i cambiamenti climatici in atto e le possibili importanti piene esista e sia palpabile. Anche perché, sottolinea, «opere per la messa in sicurezza ne sono state fatte pochine. Firenze è ancora in pericolo».

Cosa manca per ridurre l’allarme? «Gli interventi più importanti sono le casse di espansione di Figline. In tutto sono 4: una è quasi ultimata, tre verranno realizzate nei prossimi anni. Il problema si risolverebbe se si intervenisse sul bacino della Sieve, che rimane una minaccia importante. Interventi sono stati realizzati ai Renai, a valle del fiume, e il Governo ha finanziato 40 milioni di euro per aumentare la capacità di invaso delle dighe di Levane e La Penna, ma siamo ancora lontani dalla sicurezza».

Ecco allora perché l’appuntamento di domenica 22 maggio può essere un’occasione preziosa per acquisire informazioni fresche e precise sulla vita del nostro fiume e per sensibilizzare i cittadini sul modo migliore di comportarsi in caso di allarme.

«Tutti dovrebbero essere informati sui rischi che si corrono e sui comportamenti da tenere, sia nel rispetto quotidiano del fiume, sia in caso di inondazioni ed emergenze».

Dopo questo sforzo di ricerca, realizzato anche in collaborazione con le Università di Stoccolma e della Virginia, la speranza degli studiosi è di poter replicare i rilievi a cadenze costanti. Un Arno spesso desnudo per garantire a tutti un fiume più sano.


L’intervistato

Enio Paris

Ordinario di Idraulica all’Università di Firenze

Video


Notizie correlate

Intorno all'Arno

  • 01/02/2016

Da febbraio a maggio un ciclo di conferenze tematiche dedicate ad un aspetto dell'Arno


Lungo l’Arno

La nuova campagna per raccontare il fiume e la gente intorno


Acqua "eco"

In promozione filtri, caraffe e gasatori per migliorare l’acqua di casa e le minerali che rispettano l’ambiente


Il pianeta in gioco

Arriva il nuovo album del WWF, finanzierà due importanti progetti dedicati all'ambiente


Dalla parte delle foreste

Cellulosa e legno solo da foreste certificate o dal riciclo. Continua l’impegno della Coop per l’ambiente