Consigli utili per la convivenza: dal cane che abbaia al gatto che sconfina nel giardino del vicino

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2017    |    Pag. 9

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

claudia taccani

Claudia Taccani - Foto S. Amodio

Amici a quattro zampe

Ci sono una serie di regole da rispettare, anche di tipo legislativo, per non avere problemi con i nostri amici animali. Infatti non sempre la convivenza, soprattutto nelle grandi città, è facile. I problemi più banali possono portare a veri e propri conflitti: il cane che abbaia in condominio, quello che sporca l’ascensore, il gatto che fa i buchi nel vaso del vicino. Là dove non arriva il buon senso, la legislazione costringe a mettere le cose a posto. Claudia Taccani ha unito la passione per gli animali alla sua professione di avvocato ed ora è la responsabile dello sportello legale dell’Oipa Italia (Organizzazione internazionale protezione animali), che offre consulenze e informazioni legali.

«Dal 2004 la legge è cambiata, come l’attenzione verso gli animali, che anche da un punto di vista giuridico non sono più considerati oggetti, ma creature senzienti che hanno dei diritti», esordisce l’avvocato Taccani. Sebbene non sempre le leggi vengano rispettate, e si potrebbe fare ancora di più, è importante che ci siano. «Recentemente un giudice del tribunale civile di Milano è stato chiamato a verificare gli accordi presi da due coniugi, in fase di separazione consensuale, con una figlia minore. Nella famiglia vivevano anche due gatti, che erano stati lasciati alla madre e alla figlia. Il giudice ha convalidato questa scelta per l’importanza del rapporto affettivo degli animali con la bambina. È una bella novità, che tiene conto degli aspetti emotivi e non solo di quelli tecnici». Molto più spesso l’animale, come i figli, diventa occasione di scontro e ricatti.

La dottoressa ci dà qualche consiglio sulle situazioni che si presentano più comunemente. Per prima cosa suggerisce di assicurare il cane, perché il proprietario è sempre responsabile, sia civilmente che penalmente, di lesioni a persone e danni a cose o animali, provocati dal proprio quattro zampe. «Quando si passeggia per strada - continua l’avvocato Taccani - è obbligatorio mettere al cane il guinzaglio, che non deve superare il metro e mezzo in estensione. Nelle aree canine non siamo tenuti a legarlo, ma è bene avere rispetto delle altre persone, che possono avere paura dell'animale, e fare attenzione a eventuali liti con altri quadrupedi. La museruola non è obbligatoria, ma è bene portarla perché, in base alla normativa, l’autorità competente può, in situazioni particolari, chiedere di metterla al cane, per esempio in un mercato o in un altro posto affollato, se il cane manifesta agitazione e aggressività. Guinzaglio e museruola diventano obbligatori per legge se il cane è stato protagonista di episodi sgradevoli».


In auto

Il Codice della strada prevede la possibilità di portare più di un animale in macchina: devono essere sistemati nella parte posteriore della vettura, custodendo ciascuno nell’apposito trasportino. Se abbiamo un solo cane, la legge ci permette di trasportarlo nella parte posteriore riservata ai passeggeri, purché sempre separato opportunamente da una rete rispetto al conducente. Mai trasportare il proprio animale sulle ginocchia: questo comportamento è passibile di una multa molto salata in caso di controllo da parte di un vigile urbano. Se siamo testimoni o veniamo a conoscenza di un caso di maltrattamento nei confronti di qualsiasi animale, abbiamo il diritto (e il dovere morale) di denunciare la persona che lo ha maltrattato, senza bisogno di un avvocato. Al momento della denuncia dobbiamo avere delle prove, testimoni o, se possibile, fotografie, per aiutare l’autorità pubblica a svolgere le indagini. Per questo reato è prevista la reclusione da tre a diciotto mesi o una multa da 5000 a 30.000 euro. Nei casi di abbandono di qualsiasi animale che abbia vissuto con noi, e quindi sia abituato a stare in famiglia, è previsto l’arresto fino a un anno o un’ammenda da 1000 a 10.000 euro.


L’intervistata

Claudia Taccani

avvocato, responsabile dello sportello legale dell’Organizzazione Internazionale Protezione Animali Italia


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