Pagare la spesa è più facile con le nuove carte “contact less”, attive in tutti i punti vendita di Unicoop Firenze

Scritto da Laura D'Ettole |    Gennaio 2015    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Basta avvicinare la carta al terminale di pagamento ed è fatta: spesa pagata! Per importi inferiori a 25 euro non è necessario neanche inserire il Pin. Le carte Spesa in emesse da gennaio 2013 in poi, dal 5 ottobre pagano con questa modalità in tutti i punti vendita di Unicoop Firenze. Come stabilire che la carta sia proprio quella giusta? Basta guardare in alto a sinistra e se accanto al chip appare l’icona del wi-fi con le sue tre ondine è proprio lei: la carta contact less (senza contatto) più semplicemente detta “C-less”.

Sul totale delle carte “Spesa in” attive nel circuito di vendita (82.000), quasi il 44% (36.000) è già C-less. Unicoop Firenze a livello nazionale è tra le prime grandi insegne a dotarsi della tecnologia di pagamento per accettare le carte C-less. Ed è sicuramente la prima che, attraverso Integra, emette carte di pagamento “privative” (valide cioè solo nel proprio ambito commerciale) con questa tecnologia.

Il processo è iniziato in modo sperimentale poco più di un anno fa nei maggiori punti vendita di due aree definite, Firenze e Siena. I risultati sono stati veramente clamorosi. A gennaio di quest’anno le transazioni in modalità C-less rappresentavano il 3,5% (circa 14.000) del totale di quelle effettuate con “Spesa in” nel circuito Coop. A settembre – pur trattandosi di una sperimentazione limitata - erano già quasi raddoppiate, raggiungendo circa il 6% del totale.

Le applicazioni tecnologiche in questo campo avanzano ormai al galoppo e sicuramente questo è solo uno stadio intermedio per raggiungere la “virtualità assoluta” degli scambi in denaro. Si sta già lavorando in tale direzione e, un giorno non troppo lontano, il “borsellino virtuale” starà tutto lì, nel nostro smartphone.

«Quella che abbiamo introdotto diffusamente nei nostri punti vendita è una semplificazione estrema dei processi di pagamento adatta a ogni fascia di età - spiega Riccardo Rapi, consigliere delegato all’area organizzazione dei sistemi informativi -. Meno denaro circola in un luogo e più aumenta il livello di sicurezza. Perché ci sono meno rischi, meno soldi falsi, meno criticità ed errori umani. Senza contare naturalmente il risparmio di tempo».

Una transazione C-less dura 2-5 secondi perché basta semplicemente appoggiare la carta al terminale. Se invece dobbiamo tirare fuori il contante, in media, ogni operazione dura dai 20 ai 30 secondi se non di più. E come si sa, mai come oggi, il tempo è denaro.

Ma veniamo alle procedure concrete. I pagamenti per le piccole spese vengono fatti in un soffio, senza neanche inserire il Pin. Sopra i 25 euro invece è necessario inserirlo, oppure firmare lo scontrino che esce dal Pos, anche lui a tempo di record: due o tre secondi, non di più.

Per qualcuno l’introduzione di questi sistemi sarà sicuramente fonte di perplessità: non è “accanimento tecnologico”? Sono meccanismi sicuri? E se poi la carta viene rubata?

Una premessa, anzitutto: nonostante la sensibilità del sistema, non c’è nessun rischio di pagare per sbaglio la spesa del vicino invece della propria, perché il Pos si attiva solo a breve distanza (10-15 cm). Il pericolo di perdere la carta invece è reale, ma “Spesa in” ha un’assicurazione contro i rischi di uso fraudolento.

La “guerra al contante”, insomma, ben lungi da rappresentare un problema, aumenta la sicurezza, perché riduce al minimo la circolazione del denaro e tutti i rischi potenziali che il suo uso comporta.