Come riconoscere i vari tipi e scegliere l’acqua giusta da bere

Scritto da Olivia Bongianni |    Febbraio 2011    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Immaginate il peso di 44.000 elefanti, uniteci una quantità di emissioni di CO2 pari a quelle prodotte per l'illuminazione pubblica di Pechino e l'impiego di 480.000 tir che messi in fila sono lunghi circa 8000 km, come da Roma a Mosca e ritorno. Sono solo alcuni esempi, che però aiutano a rendere l'idea dell'impatto che la produzione di acqua minerale in bottiglia genera sull'ambiente nel nostro Paese.
In Italia, infatti, vengono imbottigliati ogni anno circa 12 miliardi di litri d'acqua, il che significa la produzione di 8 miliardi di bottiglie per un totale di 240.000 tonnellate di plastica, che equivalgono appunto a poco meno di cinquantamila pachidermi.
Un processo che comporta l'emissione di circa 1 miliardo di tonnellate di CO2, tante quante sono quelle emesse per accendere le luci della capitale cinese.

Uso consapevole
Per promuovere un consumo corretto e consapevole di questa risorsa, così preziosa da essere stata riconosciuta come diritto universale dall'Onu, Coop ha lanciato da alcuni mesi la campagna "Acqua di casa mia", che si sviluppa lungo tre filoni informativi: la situazione in Italia delle acque di rubinetto, le caratteristiche e la mappa delle acque minerali, gli sprechi idrici.
Solo per citare un dato (ma per tutte le informazioni è possibile scaricare i materiali della campagna dal sito www.e-coop.it, dove è disponibile anche un vero e proprio dossier), l'imbottigliamento e il trasporto su gomma di 100 litri d'acqua che viaggiano per 100 km (ma mediamente ne percorrono di più...) producono emissioni pari almeno a 10 kg di CO2. Nel caso dell'acqua di rubinetto, invece, ogni 100 litri erogati se ne emettono circa 0,04 kg: un rapporto di 1 a 250!
Che fare, allora? Si può aumentare il consumo dell'acqua di rubinetto, normalmente sicura e di buona qualità. Ma questa non è l'unica strada. Un'altra possibilità è quella di scegliere acque minerali vicine, così da limitare il trasporto su gomma (basti pensare che l'82% dell'acqua minerale "viaggia" ancora in autostrada).
Coop, oltre ad "alleggerire" la plastica delle bottiglie della propria acqua a marchio, riducendone la grammatura, ha anche raddoppiato le fonti d'approvvigionamento, accorciando così la distanza media che le bottiglie devono percorrere.

Vari tipi d'acqua
Per orientarsi ed evitare di "annegare in un bicchier d'acqua", è bene sapere che, in base alle direttive europee, esiste una distinzione tra acque "trattate" (di rubinetto o purificate) e "non trattate" (minerali o di sorgente). L'acqua di rubinetto, fornita dalle aziende che gestiscono le reti idriche, ha come requisito base la potabilità. Sottoposta a continui controlli e trattamenti (clorazione), per legge la quantità di micro e macro elementi presenti nell'acqua deve essere inferiore a 1,5 grammi per litro. L'acqua purificata è invece quella prelevata da laghi, pozzi, fiumi, depurata dalle sostanze inquinanti ed eventualmente demineralizzata e bilanciata. Solitamente la si trova nei bottiglioni da 10-15 litri degli uffici e in altri luoghi pubblici, oppure nei ristoranti in brocche e bottiglie. A metà tra le minerali naturali e le potabili, l'acqua di sorgente (che corrisponde alla "eau de source" francese o alla "water spring" anglosassone) non può essere trattata, ma deve rispettare per gli aspetti qualitativi la Direttiva comunitaria per le acque destinate al consumo umano. Diversamente dalle minerali, tuttavia, non può vantare proprietà salutistiche, e può essere imbottigliata anche in contenitori superiori a 2 litri. Infine l'acqua minerale, che per essere identificata come tale deve possedere determinati requisiti: ha origine profonda, è batteriologicamente pura all'origine, è imbottigliata in loco così come sgorga, ha proprietà salutistiche, non richiede trattamenti sananti, ha una composizione chimica costante nel tempo e l'Autorizzazione del Ministero della Salute.

Migliorare quella di rubinetto
Acqua che "sa di cloro", acqua troppo dura, che contiene cioè un'elevata quantità di calcio. Quante volte abbiamo sentito pronunciare queste espressioni con riferimento all'acqua di rubinetto! E allora, qualche piccolo accorgimento per migliorarne il gusto è possibile adottarlo anche a casa propria. Le possibilità di intervento sono essenzialmente due: da un lato l'accoppiata microfiltrazione più carboni attivi, che consente di rimuovere le sostanze idrosolubili inquinanti come nitrati e nitriti, eliminando l'eventuale sapore di cloro. Per esempio dotarsi di addolcitori, con una buona manutezione degli addolcitori stessi, permette di avere un'acqua "dolce" e con meno minerali. Questa soluzione può essere abbinata anche ad apparecchi che consentano di raffreddare l'acqua o di arricchirla con il gas: in caso la si adotti, occorre sapere però che è veramente efficace solo se associata ad elevati standard di qualità e a un'adeguata manutenzione.
Un'altra opzione è quella di agire sulla durezza dell'acqua per migliorare il funzionamento e la durata degli impianti idrici e degli elettrodomestici (risparmiando così, a esempio, sull'impiego di prodotti anticalcare). Ma prima di decidere se ricorrere a un addolcitore (che è consigliabile solo se l'acqua è veramente dura), bisogna conoscere a fondo quali sono le caratteristiche dell'acqua che si vuole modificare (rivolgendosi all'acquedotto, all'Asl e agli altri enti del territorio, mentre per l'ultimo tratto di tubatura si possono utilizzare tamponi, acquistabili anche nei punti vendita Coop).