Il veterinario e la stilista sui vestiti per animali

Scritto da Silvia Amodio |    Marzo 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Negli ultimi anni vestire gli animali è diventato di gran moda. Anche i più noti stilisti si sono orientati verso questo mercato, a testimonianza di un settore particolarmente appetibile. Di conseguenza sono sempre più numerosi, a dispetto della crisi, i negozi che offrono una varietà di felpe, cappotti, gonnelline, cappellini e accessori vari, talvolta anche parecchio costosi. I cani, soprattutto quelli di piccola taglia, vengono vestiti e trattati esattamente come faremmo con dei bambini piccoli. Basta cercare in internet “passeggini per animali” per scoprire quanti modelli ci sono!

Il veterinario

Ma è così sbagliato vestire gli animali? Lo abbiamo chiesto a Carlo Ciceroni, il nostro veterinario comportamentalista di fiducia. «Gli abiti per i cani nell’immaginario collettivo sono ingiustamente considerati accessori mortificanti per il cane stesso. In realtà, al di là dell’uso errato che talvolta viene messo in atto da parte di pochi sciagurati proprietari, l’impiego del cappottino o dell’impermeabile per chi ha cani anziani, cuccioli o comunque cani a pelo raso è praticamente obbligatorio durante l’inverno.

Si tratta di una pratica in uso da centinaia di anni da parte di chiunque accudisca gli animali: basta pensare prima alle cotte in metallo per i cavalli da guerra e poi agli impermeabili per i cavalli delle carrozze. Sciocco non è quindi il cappottino di per sé, che serve a prevenire gli sbalzi di temperatura fra le nostre case e l’esterno, ma sicuramente può esserlo l’uso che se ne fa. Quando portiamo il nostro vecchio cane fuori mentre piove, consiglio sempre al proprietario di fargli indossare un impermeabile leggero d’estate e imbottito d’inverno, così da dovere al limite asciugare solo le zampe e la testa al cane e permettergli di dormire ben asciutto. A nessuno di noi piacerebbe andare a letto con un maglione bagnato addosso».

La stilista

Yuko Tomita, una ragazza giapponese trapiantata in Italia da molti anni, ha una storia particolare. «Sono venuta a Firenze dopo la laurea, affascinata dalla vostra cultura - ci spiega -. Inizialmente ero interessata al cibo, poi ho seguito la mia passione, la moda, e mi sono iscritta al Polimoda. Non è un mondo semplice, e all’inizio ero un po’ disorientata e non sapevo bene che cosa fare; ho lavorato anche per uno stilista, Elio Ferraro, e poi sono andata negli Sati Uniti per perfezionare l’inglese e confrontarmi con una cultura molto diversa dalla mia.

Poi quando sono rientrata in Italia, a Milano, e mi sentivo sola in questa grande città, ho adottato il cane di un amico perché non poteva più tenerlo, Pinot Noir, un bulldog francese sordo dalla nascita e molto cagionevole di salute. Così ho iniziato a sfruttare le mie conoscenze per confezionare degli abiti con lo scopo di proteggerlo dal freddo. Cappottino dopo cappottino, è nata la linea “pinot noir per cani di piccola taglia”, interamente ispirata al mio fedele amico. Pinot ha un carattere dolcissimo e con lui comunico a gesti. Abbiamo un linguaggio tutto nostro e un rapporto davvero speciale. Gli piace vestirsi e ha un guardaroba di tutto rispetto!».

I vestiti che Yuko realizza su misura sono davvero speciali, comodissimi prima di tutto e realizzati con grande cura, partendo dalla ricerca dei materiali, alcuni dei quali molto tecnologici come quello utilizzato dalla Nasa per isolare dalle alte e basse temperature, o quelli idrorepellenti per la pioggia. Molti sono ispirati al Giappone e, se fuori sembrano eleganti cappottini di lana, la fodera è realizzata con la stoffa dei kimoni. Ultimo dettaglio, non da poco, parte del ricavato delle vendite va sempre in favore dei cagnolini meno fortunati.

Quindi benissimo vestire gli animali, a patto che sia per proteggerli e non per renderli ridicoli.

Info: www.pnoir.it