Un luogo incontaminato fra rose, fiori selvatici e piante antiche

Scritto da Càrola Ciotti |    Aprile 2011    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Nel territorio comunale di Barberino val d'Elsa, in pieno Chianti, lungo la strada provinciale che conduce a Castellina, sorge il Poggio di Montecorboli: un'incontaminata area boschiva dove i ritmi della natura sembrano ancora indisturbati. Qui, è situato il Parco botanico del Chianti, risultato di anni d'impegno e collaborazioni tra soggetti diversi che, nel corso del tempo, sono riusciti a rendere concreto un sogno comune. Grazie all'azienda agricola Casa Emma, proprietaria del terreno, a Isabella Devetti, esperta agronoma e appassionata di botanica, al Gruppo astrofili di Tavarnelle e al sostegno dei rispettivi Comuni, oltre al contributo dell'Osservatorio di Arcetri, si è giunti a realizzare questo luogo suggestivo, ideale per fare una bella passeggiata, dedicandosi alla scoperta delle piante e, volendo, anche per osservare i segreti del cielo, usufruendo dell'Osservatorio astronomico annesso. Questa importante struttura - si tratta infatti di un osservatorio polifunzionale - è stata inaugurata lo scorso giugno 2010 alla presenza, fra gli altri, di Margherita Hack. «L'idea di creare un percorso lungo i bei sentieri inerbati del bosco di Montecorboli - racconta Isabella Devetta, curatrice del parco - nasce alla fine degli anni '90, dal desiderio dei proprietari di Casa Emma di aprire al pubblico, gratuitamente, questo pregevole angolo di territorio: il nostro intento era, però, che la visita al parco e le passeggiate rappresentassero anche un'occasione per ampliare le proprie conoscenze delle piante, quasi come ci trovassimo in una specie di orto botanico.

Per questo motivo, le specie arboree, arbustive ed erbacee, presenti nel parco, sono dotate di cartellini identificativi». Infatti, gran parte del lavoro è stato quello dedicato alla classificazione delle diverse specie presenti sul luogo. «È stato prima di tutto creato un archivio fotografico e un erbario con piante essiccate, costituendo così la documentazione di base. Non avendo io esperienze specifiche - spiega - ed essendo molte piante di difficile identificazione, mi sono rivolta all'Orto botanico di Firenze per essere certa di classificare correttamente tutte le specie presenti nel parco». In questa non semplice impresa, Isabella è stata generosamente aiutata dalla direttrice dell'Orto botanico, Marina Clauser, che l'ha istruita sulle tecniche appropriate, permettendole di realizzare un lavoro di qualità scientifica. «Nel corso degli anni, con l'esperienza acquisita sul campo, ho raccolto e identificato circa 150 specie di piante diverse e le ho inserite in un erbario ragionato». Nascono così l'Erbario del Parco botanico e l'Erbario del Chianti, disponibili entrambi per la consultazione, su richiesta, a tutti i visitatori del Parco. Alcuni esemplari, raccolti da Isabella, sono pure custoditi nell'Erbario toscano dell'Orto botanico di Firenze, a testimonianza della bontà del suo lavoro. «Nel 2005, la struttura del Parco ha subìto un cambiamento radicale - continua Devetta - e oggi troviamo, oltre al bosco con i suoi agevoli sentieri, una zona di giardino vero e proprio, con aiuole e un impianto formale. Tre le aree tematiche di questo spazio: un giardino delle rose, un giardino esclusivamente dedicato ai fiori selvatici e, per ultimo, uno che ospita le piante utili all'uomo».



Il giardino incantato
«A proposito del giardino delle rose - sottolinea Isabella - nel corso degli anni ho condotto una mia personale ricerca nei casolari e nei poderi abbandonati della zona, con lo scopo di individuare e recuperare antiche specie di rose tipiche del territorio, ricollocandole, poi, in quest'area specifica». Alcune specie non sono ancora state identificate e portano, provvisoriamente, il nome del luogo ove sono state ritrovate; con i petali di queste antiche rose si producono piccole quantità di sciroppo, marmellata e aceto di rose. L'idea è stata quella di raccogliere i semi dei fiori selvatici, per poi piantarli, farli crescere e porli all'interno della grande aiuola che ne ospita oltre sessanta specie diverse. «Mi sono resa conto - osserva Isabella - che, per varie ragioni, la cartellinatura di queste piante posta nel bosco e lungo i sentieri, era troppo complessa. Così mi sono decisa a farle nascere in vaso per poi trapiantarle nell'aiuola loro dedicata». Il problema è che non esiste un manuale sulla coltivazione delle specie spontanee e l'unica possibilità è stata quella di affidarsi alla pura sperimentazione, procedendo per tentativi e andando incontro a esperienze e risultati sempre diversi.

Oggi, il frutto di questo impegno si è concretizzato in un'originalissima raccolta, tra cui spiccano erbacee annuali, come la bella Nigella damascena, la Consolida regalis e il Papavero ibrido; e piante perenni, come la Petrorhagia saxifraga o il Convolvolo cantabrica. Infine, la terza area tematica, quella dedicata alle piante utili all'uomo, presenta molte piante medicinali, aromatiche e alimentari. E altre, che molti anni fa, erano comunemente utilizzate per le attività quotidiane, come la Saponaria con cui si faceva il bucato o l'Anthemis tinctoria da cui si ricavava una speciale sostanza gialla, utilizzata per tingere i tessuti.

 

 

 

 

 

 


Isabella Devetta, agronoma e curatrice del Parco